“Liberalismo” come “anticomunismo”; il vicolo cieco della destra italiana

Tema ricorrente nell’analisi della situazione politica italiana, l’assenza o la marginalità di una destra sul modello del resto del mondo occidentale.

La spiegazione di quello che con il passare degli anni si presenta sempre più con le caratteristiche di un autentico “vulnus”, è rintracciabile nella contrapposizione bipolare e nella presenza, nel nostro Paese, del più grande partito comunista dell’emisfero democratico, fenomeni cinquantennali che hanno indotto il nostro conservatorismo a ripiegare sulle istanze dell ‘anti-comunismo, auto-impedendosi così uno sviluppo ad ampio raggio della propria azione politica e della propria elaborazione teorico-ideologica.

La destra di casa nostra vive dunque un eterno fraintendimento tra i concetti e le categorie di “liberalismo” ed “anticomunismo”, all’interno del quale la sola antitesi rispetto alle sinistre è o sembra sufficiente a consegnare la patente di “liberale”.

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