L’ endorsement: un limite e non una qualità del giornalismo britannico e americano.

Tra le peculiarità del giornalismo anglo-americano, l’endorsement, ovvero l’indicazione di voto da parte delle testate a vantaggio di un candidato, a ridosso delle elezioni (di qualsiasi tipo).

Secondo l’ editorialista del “Daily Telegraph” Simon Scott Plumerr, l’ endorsement è un elemento base del buon giornalismo, perché “non si può stare seduti sulla staccionata a guardare la contesa”.

Segnalato anche nel nostro Paese come uno dei punti di forza della stampa americana e britannica, la tesi è ad ogni modo discutibile; la testata che abbia pretese di terzietà non deve, infatti, influenzare, ma raccontare, con distacco e rigore, secondo quel giornalismo “scientifico” preconizzato da Tucidide e sviluppato da Walter Lippmann.

Diversamente, lo sbilanciamento verso questa o quella fazione rischierà di portare il giornalista al di là delle sue funzioni e prerogative, rendendolo “de facto” un propagandista (nel 2008 furono 154 i giornali schierati con il futuro trionfatore Barack Obama, per un totale di 15 milioni di copie, contro i 52 dalla parte di John McCain, per un totale di 4 milioni di copie)

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