Giudizi ambivalenti su Putin

La politica rappresenta un palcoscenico privilegiato anche ed in special modo per l’osservazione e lo studio sociologico ed antropologico. Prendiamo il caso del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin; bollato per anni dai conservatori di casa nostra come pericoloso bolscevico di ritorno, è adesso dagli stessi innalzato agli altari della storia, oggetto di lodi ed agiografie, perché visto come contraltare rispetto al democratico (quindi erroneamente accostato alla sinistra italiana) e, soprattutto, “negro” Barack Obama. Attendiamo che al numero 1600 di Pennsylvania Avenue capiti nuovamente un “bianchissimo” repubblicano (magari “redneck”, come G.Bush Jr) e Putin tornerà ad essere un comunista divorator d’infanti, ruzzolando giù da quegli altari di cartone.

Nel medesimo “cul de sac”, si badi, naufraga la sinistra. Putin viene infatti considerato un omofobo ed un tiranno fino a quando non sfida Nato, USA e UE. Allora, è trasformato in una sorta di Simon Bolivar della steppa. Queste incongruenze sono il frutto tragicomico di una debolezza della cultura democratica e, prima di tutto, di una grande confusione ideologica.

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