Appunti di comunicazione – I diritti delle donne, ma solo quando fa comodo: il caso Khelif-Carini ed oltre

Il caso Khelif-Carini riapre la questione, delicatissima, che vede l’esigenza di tutelare, facendoli convivere, i diritti delle atlete “nate donne” e quelli delle colleghe appartenenti alle categorie: transessuale, intersessuale, iperandrogeniche, ecc, ecc.

Al di là della polemica odierna, si ha tuttavia l’impressione che un certo pensiero “inclusivista”, definito da qualcuno “woke” forse cedendo alla semplificazione, sia più attendo ai diritti del secondo gruppo rispetto a quelli del primo. Le donne, “nate donne”, dimenticate, se non addirittura colpevolizzate, anche quando chi fa loro del male o le sfrutta, danneggia o ancora toglie loro la libertà di scelta non è (più) un bianco autoctono, cristiano e occidentale. Una dissonanza stridente ed inaccettabile, che “last but not least” finisce giocoforza col pesare nelle urne.

Se far gareggiare chi ha un evidente vantaggio “strutturale” può essere un’ingiustizia ed un sopruso nel nuoto, nel tennis o nel calcio, nel pugilato diventa un crimine legalizzato.

Lascia un commento