Dove ha ragione e dove ha torto Lavrov

Il ministro Lavrov ha senza dubbio ragione quando dice che il monopolarismo occidentale è ingiusto, obsoleto e che va dunque superato. E dicendolo, oltre a ricollegarsi ad un indirizzo dello stesso Gorbačëv*, rivela anche quello che è stato ed è il motivo principale (tra l’altro già facilmente intuibile) dell’ “operazione militare” russa in Ucraina.

Mosca, Pechino e i loro alleati non possono tuttavia avere la pretesa di cambiare lo “status quo” ricorrendo a mezzi ottocenteschi, con la vecchia “politica di potenza” muscolare, tantomeno quella di difendere e garantire, oltre l’irrazionale e l’accettabile, regimi e sistemi aggressivi e/o che violano i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino (cosa che vale anche per noi).

La costruzione di un sistema di relazioni internazionali più equo, più sicuro e più evoluto, passa quindi innanzitutto dalla comprensione dell’Altro e dalla logica della rinuncia come opzione possibile, oltre che da una radicale riforma dell’ONU, organizzazione ossificata ad un meccanismo elitario ed esclusivo ormai fuori dalla storia.

*Approfondimento: Stanford 1990, la lezione inascoltata del Prof.Gorbačëv

Il 4 giugno del 1990, Michail Gorbačëv pronunciò un memorabile discorso davanti agli studenti e ai professori della Stanford University. Nell’intervento, l’allora primo ministro sovietico dichiarò conclusa la Guerra Fredda*, aggiungendo: “E non mettiamoci a discutere su chi l’abbia vinta”.

Non erano casuali, quelle parole, né lo era il loro utilizzo; Gorbačëv voleva infatti mettere in guarda gli americani dalla pericolosa seduzione di una “wishful thinking” , ovvero considerare vinto il cinquantennale confronto e messo all’angolo l’ex avversario. Un avvertimento caduto in buona parte nel vuoto, quello del padre della “perestrojka”, dal momento in cui gli USA scelsero (a cominciare dal 1992 e principalmente con Bill Clinton e George Bush jr) una politica sempre più unilateralista e di “potenza” di stampo ottocentesco, abbandonando i principi dell’ “equal footing” e del “predictability” che avevano regolato i rapporti con Mosca dal 1942** e cercando così la marginalizzazione (e, de facto, l’umiliazione) del gigante dell’Est.

Da qui, l’inevitabile ritorno ad un clima di sospetto e paura nei confronti di Washington da parte dei russi ed alle antiche pulsioni revansciste e scioviniste, sulle quali la disastrosa congiuntura economico-sociale pre-putiniana ha giocato un ruolo propulsivo di importanza fondamentale.

Leggendo le considerazioni sull’argomento di Dinesh Joseph D’Souza , ex consulente per la comunicazione di Ronald Reagan e convinto repubblicano, potremo notare e verificare la totale mancanza di realismo di una fetta del movimento d’opinione statunitense e delle istituzioni del Paese sui rapporti con la Russia e su quella fase storica: ”Per la terza volta nel XX secolo, gli USA hanno combattuto e vinto una guerra mondiale. Nella Guerra Fredda, Reagan è stato il nostro Churchill: è stata la sua visione e la sua leadership a condurci alla vittoria”.

Il temerario manifesto di una vera e propria “pax americana”, in sintesi, un’illusione tanto anacronistica quanto pericolosa, destinata a riesumare i fantasmi dei Versailles.

*La conclusione della Guerra Fredda fu sancita ufficialmente da Boris El’cin e George H. W. Bush nel febbraio del 1992

**I primi contatti tra USA, Regno Unito ed URSS sulla sistemazione post-bellica si ebbero agli inizi del 1942

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...