Quegli scaffali vuoti, ma non di propaganda (dal Covid alla guerra)

Come nei primi giorni del Covid, anche adesso l’ “assalto” ai supermercati non è determinato da un pericolo reale quanto da una comunicazione allarmistica e ansiogena veicolata dai media. Come nei primi giorni del Covid, questa scelta comunicativa risponde ad esigenze di marketing (fare “cassetta”) come a ragioni di tipo politico, dunque propagandistico (soprattutto se il medium è orientato e/o ha legami stretti e diretti con l’establishment).

Se per il Covid si voleva far “prendere sul serio” il virus ai cittadini, benché fomentare il panico sia uno degli errori peggiori in una situazione di crisi, adesso lo scopo è forse fare della propaganda, per la precisione “interna”*-“agitativa”**, contro Mosca, tenendo alta la tensione/attenzione sulla vicenda ucraina (pensiamo al titolo di oggi di TGcom sui nostri caccia pochi km dall’Ucraina, dato di per sé irrilevante).

*diretta a pubblico interno

**ha l’obiettivo di fomentare sentimenti negativi verso il bersaglio

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