Funivia: video shock?

Quante volte abbiamo osservato le immagini del delitto Kennedy o quelle di una battaglia delle due guerre mondiali? O, ancora, di uno dei tanti conflitti del passato o che insanguinano, anche nel presente, il pianeta? E’ capitato spesso, ma non ci hanno scosso o comunque non così tanto da determinare un’ondata di sdegno contro chi le he divulgate. Questo perché la patina del tempo e la distanza geografica ci permettono di guardarle con distacco, lo stesso distacco con il quale andiamo a vedere le mummie, anche di bambini, nei musei. E’ Storia, ci piace (giustamente) e ci incuriosisce (giustamente).

Pure le immagini del disastro della funivia sono Storia, sono documenti storici, ma la prossimità temporale dell’evento e il fatto si sia verificato in Italia rendono difficile, se non impossibile, l’approccio distaccato. Si tratta di una ferita ancora aperta, apertissima, ma quel filmato non è meno cruento (anzi) della visione di un soldato che salta in aria, del cervello di JFK sulla carrozzeria di un auto o di un sarajevese che cade colpito da un cecchino. D’altro canto, se gli ultimi istanti di quei poveri turisti fossero stati mostrati tra dieci, venti o trent’anni, la cosa non avrebbe destato il minimo scalpore o non come adesso, neanche lontanamente.

Al di là di ogni commento di natura legale e giuridica sulla liceità di quella diffusione, parlare di “pornografia del dolore”, di “macabro voyeurismo “, ecc, è quindi una reazione emotiva, di “pancia”, forse poco lucida e poco razionale.

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