L’altro “negazionismo”

A far da contraltare ai “negazionisti” del Covid (realtà molto più piccola di quel che si pensi) ci sono i “negazionisti” dei problemi economici, sociali, psicologici, medico-sanitari, ecc, causati dalle restrizioni e, più in generale, dall’emergenza. Non si tratta, si faccia attenzione, di individui che pur ritenendo necessarie le misure di contenimento ne riconoscono le possibili ricadute dannose, ma che le negano “tout court”, come se non esistessero.

Atteggiamenti del genere sono, di novo ed ancora, il risultato e il frutto maligno di quella polarizzazione che ha segnato il dibattito sulla crisi sanitaria fin dai primi mesi; tutto ciò che è esterno ed altro rispetto al nostro modo di pensare è sbagliato e pericoloso, quindi va negato o va delegittimato o va deriso, senza la minima concessione al dubbio.

A rimetterci non è solo la comunità, nel suo insieme, ma anche il singolo che cade in simili fallacie e il movimento d’opinione cui appartiene, che vede minata la propria credibilità.

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