La Cina e il Coronavirus: perché è sbagliato parlare di complotto, perché è sbagliato deridere chi parla di complotto

cina virus

L’approccio ad un paese dittatoriale o totalitario come la Cina richiede un’ottica ed una prospettiva diverse da quelle adottate nell’analisi delle politiche e dei comportamenti dei paesi occidentali e delle loro leadership. Un regime non libero segue infatti logiche e dinamiche a noi estranee e per noi singolari e difficilmente comprensibili.

Liquidare con un sorriso ironico le ipotesi che vogliono il Covid-19 “sfuggito” ad un laboratorio cinese o diffuso ad arte, o ancora il giovane medico Li Wenliang (l’uomo che insieme ad altri colleghi aveva sfidato le autorità rendendo di pubblico dominio la natura dell’epidemia) ucciso dal regime, è quindi sbagliato e irrazionale.

Non solo perché, ad oggi, mancano gli elementi che neghino o confermino con certezza qualsiasi versione, ma appunto perché ci troviamo davanti ad una realtà che segue indirizzi e principi a noi lontani e incompatibili. Non va inoltre dimenticato che anche il mondo democratico, e lo documenta la storia, non è e non è stato estraneo ad azioni opache, sotterranee e gravemente anti-etiche*.

Questo non vuol dire accogliere la tesi “dietrologica”, sia bene inteso. ma semplicemente suggerire un’equilibrata prudenza. In questo come in ogni altro scenario.

Purtroppo, la diffusione del complottismo nelle sue variabili più improbabili e grottesche ha finito col mettere in cattiva luce il dubbio, cardine e base dell’analisi scientifica del fatto, a vantaggio dell’ufficialismo “senza se e senza ma”.

*Approfondimento

Gli USA e Cuba, tra complotti e manguste

Dopo il definitivo passaggio della Cuba castrista nell’orbita sovietica ed il fallimento del blitz nella Baia dei Porci (deciso dall’amministrazione Kennedy ma ideato da quella di D.D. Eisenhower ), tra le misure per abbattere il governo del “Líder Máximo” Washington concepì anche la cosiddetta “Operazione Mangusta” (Operation Mongoose) o “Cuban Project”

Diretta dalla CIA, la Mangusta aveva tra i suoi maggiori promotori e responsabili anche Robert F. Kennedy, fratello minore di John, ministro della Giustizia e fervente anti-comunista.

“La mia idea”, disse RFK ai colleghi dell’intelligence, “è di fomentare le cose sull’isola con spionaggio, sabotaggio, disordine generale, condotti ed eseguiti da cubani stessi, con ogni gruppo ad eccezione dei batistiani e dei comunisti”.
Tra i progetti presi in esame c’era la possibilità di:

-far esplodere una nave statunitense nella Baia dei Porci ed incolpare Cuba (casus belli)

-affondare navi vicino all’entrata dei porti statunitensi e condurre funerali per vittime fasulle (casus belli)

-sviluppare una campagna di terrore cubano comunista nell’area di Miami, altre città della Florida e perfino Washington (casus belli)

-combinare un incidente che dimostrerà che un aeroplano cubano ha attaccato e abbattuto un aeroplano civile americano noleggiato (casus belli)

-far cadere la barba di Castro per far diminuire il suo carisma tra la gente

-far circolare a Cuba foto false ritraenti un Castro obeso e immerso nel lusso mentre si abbuffava con due belle ragazze e accompagnare le foto dalla scritta : “La mia razione è differente”

-far recapitare a Castro sigari velenosi

-fare uccidere Castro da boss della mafia americana

-depositare conchiglie velenose sul fondo della baia dove Castro era solito fare immersioni

Queste ed altre proposte, a volte folli, altre volte grottesche, rimasero per fortuna nel cassetto (anche se furono messi a segno 5.780 atti terroristici e 716 sabotaggi ad infrastrutture economiche cubane) e l’operazione venne bollata dallo stesso Arthur Schlesinger Jr. (spin doctor di JFK) come “la più lampante follia di Robert Kennedy”, mentre secondo il politologo britannico Michael Dobbs, capo dello staff del Partito Conservatore sotto Margaret Thatcher , “l’Operazione Mangusta era la peggior combinazione possibile di politica estera: aggressiva, rumorosa, inefficace”.

A riprova dell’esistenza della Moongose e dei suoi piani per il sabotaggio di Castro, gli archivi della CIA e della Casa Bianca riguardanti il caso ed oggi accessibili al pubblico.

Ma se così non fosse?
Immaginiamo che le autorità statunitensi avessero deciso di mantenere segrete le carte riguardanti l’operazione. È lecito pensare che una parte dell’opinione pubblica mondiale, verosimilmente la più razionale, rifiuterebbe di credere alla sua esistenza, proprio in ragione dell’assurdità dei progetti sopraesposti, confinandola tra le teorie del complotto più sconclusionate ed eccessive

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