Brando, il Bounty e gli anni ’60

Intellettuale complesso e idealista ancor prima che divo cinematografico, Marlon Brando voleva mostrare il destino degli ammutinati del “Bounty” nei drammatici anni che seguirono l’approdo a Pitcain e interpretare per questo non il vice-capitano Fletcher Christian ma l’ultimo dei marinai superstiti, ovvero John Adams*.

La MGM bocciò tuttavia la proposta, come non inserì nella versione definitiva del film un prologo ed un epilogo che avrebbero dovuto fare da perno al racconto di Adams nel 1814, 24 anni dopo l’ammutinamento (in realtà i superstiti vennero trovati nel 1808, da una baleniera statunitense).

La produzione non accettò nemmeno l’idea di Brando di girare una scena in cui Fletcher Christian meditava, davanti alle fiamme del “Bounty”, sulla violenza e la disumanità dei propri simili.

Quale sia stato il motivo di questi rifiuti (magari la paura di “appannare” il mito del “Bounty”), la vicenda e la pellicola avevano comunque gli ingredienti per colpire l’immaginario collettivo, in special modo negli anni ’60: un’idealista amico dei nativi americani come protagonista, l’appello al sesso libero e la ribellione contro il potere.

*marinaio del Middlesex arruolatosi con il nome di Alexander Smith. La capitale di Pitcairn prende oggi il suo nome (Adamstown). I quindici uomini (nove europei e sei polinesiani) si massacrarono tra loro, in modo orribile.

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