La vergogna e l’orgoglio: il “Donbass moldavo”

Negli ultimi due mesi la Transnistria è tornata al centro dell’attenzione mondiale e questo per la sua funzione strategica (i russi potrebbero usarla come trampolino per attaccare da Ovest) come per il suo status di “Donbass moldavo”, che secondo alcuni analisti metterà la Moldavia nel mirino di Putin dopo l’Ucraina.

Questa repubblica “fantasma” senza riconoscimento internazionale, suggestiva anche perché all’apparenza ferma all’epoca sovietica, potrebbe diventare a breve protagonista della scena sostanzialmente per un rifiuto, quello dei romeni di Moldavia di essere e sentirsi romeni.

La triste vergogna di ciò che si è, di sé stessi detto più prosaicamente , che prima li spinse a “costruirsi” una lingua a tavolino e poi (nel 1990-1991) a staccarsi dall’ormai morente Repubblica Socialista Sovietica Moldava per paura che questa potesse tornare sotto Bucarest, ovvero a “casa”. Voler essere russi a tutti i costi, nonostante il proprio mondo sia altro e altrove.

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