Alla radice delle false percezioni nella questione ucraina: the Kremlin Leaks

Tra il 2016 e il 2017 un gruppo di hacker ucraini fece emergere uno scandalo che sarebbe passato alla storia come The Kremlink Leaks, scoprendo più di 4000 mail che illustravano il piano della Russia per destabilizzare l’Ucraina, soprattutto la zona meridionale.

Il disegno russo si articolava in 6 punti fondamentali:

-inviare nel Donbass forze di guerriglia irregolari

-finanziare gruppi di guerriglia, autoctoni o esterni, operative nel Donbass

-corrompere i politici ucraini per far sposare loro posizioni filo-russe

-far credere all’opinione pubblica ucraina e mondiale che il sentimento separatista e filo-russo e Donbass fosse maggioritario (i russi etnici nell’area sono circa il 38/39%)

-interferire nelle elezioni ucraine

-far credere che le forze neo-naziste ucraine fossero una minaccia concreta

-far credere che l’obiettivo di Mosca fosse riportare la pace nel Donbass e in Ucraina

Un’offensiva che agiva grazie a vari canali di appoggio:

-troll farm

-hacker

-personalità di spicco del mondo politico, intellettuale e religioso

Un perfetto esempio di quella che viene impropriamente definita “dottrina Gerasimov”, una “infowar”, o forse più precisamente una “guerra grigia”, che ha avuto successo (almeno in parte), se si considera l’instabilità dell’Ucraina negli ultimi anni e le dimensioni del movimento d’opninione che sopravvaluta il ruolo e il peso dell’estrema destra nel Paese (Azov, Svoboda, Pravyj Sektor, ecc) e le discriminazioni ai danni della minoranza russa.

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