Estremismi a confronto: cosa ci insegnano i fatti di questi giorni

Veder solidarizzare con le forze dell’ordine, e invitare alla repressione, certi settori della sinistra storicamente ostili alle divise e vicini a personaggi come Carlo Giuliani e/o a movimenti eversivi o ai limiti dell’eversione, stupisce solo se non si procede ad un’analisi della loro fisionomia ideologica e dei loro trascorsi. Soggetti intrinsecamente illiberali e intolleranti, trovano giuste e normali, nell’ambito del gioco delle parti, la censura e la violenza (anche se e quando non necessarie e giustificabili) nei confronti dell’avversario, che oggi indossa i panni del no-GP.

Sul fronte opposto pecca invece di ingenuità chi pretenderebbe dalla Meloni la sconfessione di certe frange estremiste (e questo al di là di quanto accaduto negli ultimi giorni o da vicende come quella del “barone nero”). Meloni non può farlo, semplicemente perché vorrebbe dire sconfessare la sua stesa identità, l’identità stessa di FdI, forza che riprende idealmente il percorso del vecchio MSI. Un cambio di rotta simile condannerebbe il partito di Via della Scrofa allo stesso destino del (pur valido) progetto dell’ultimo Gianfranco Fini. Purtroppo in Italia manca ed è sempre mancata, quantomeno dagli anni ’20 del secolo scorso, una destra autenticamente liberale che fosse anche competitiva, un “vulnus” che ha finito col penalizzare l’intero Paese.

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