All’armi non son fascisti: il Green Pass e la demonizzazione di un dissenso

Fatta salva la condanna della violenza come strumento di lotta politica all’interno di un sistema democratico e messa da parte ogni considerazione di carattere giuridico, morale e politico sul Green Pass, delegittimare un movimento vasto, trasversale, internazionale e pacifico come quello contro il lasciapassare verde, usando a pretesto una minoranza di facinorosi e di estremisti, è un’operazione ingannevole che rientra nella propaganda cosiddetta “agitativa” (elaborata per stimolare reazioni ostili contro un determinato bersaglio).

Nel caso di specie viene sviluppata attraverso le seguenti tecniche:

-“proiezione” e “analogia” (i contrari al GP vengono associati, tutti, ad un’immagine negativa e respingente, quella del “fascisti” e dei violenti)

-“ripetizione” (il messaggio viene ripetuto di continuo e da/con tutti i canali possibili e disponibili) -“semplificazione” (come detto, i contrari al GP vengono associati ai “fascisti” ed ai violenti ma anche ai no-vax, sebbene le due istanze siano differenti e separate)

-“mal-informazione” (la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, come limitarsi a mandare in onda solo le interviste ai facinorosi e/o le immagini delle loro azioni)-appello al “senso comune” (si cerca di far credere che la posizione del mittente e dei favorevoli al GP rispecchi quella della maggioranza degli italiani, a differenza delle posizioni dei contrari al dispositivo)

-“argumentum ad hominem” (legata alla “proiezione” o “analogia” e articolata in varie forme, scredita un’intera comunità ponendo l’accento su una minoranza al suo interno)

Invece di ascoltare le ragioni, anche lucide e razionali, di un segmento non trascurabile della popolazione (tra chi disapprova il Green Pass ci sono anche molti e autorevoli giuristi, non va dimenticato) e di comprenderne il malessere e la rabbia dopo mesi difficilissimi, una parte della politica, delle istituzioni, del mondo dei media e della società civile sembra invece insistere nella pericolosissima strategia polarizzante basata sullo schema binario “buoni”-contro -“cattivi”, demonizzando il dissenso e mettendo sullo stesso piano chi muove delle obiezioni al GP (peraltro abolito o ritenuto illegittimo in alcuni paesi) e alle misure d’emergenza e no-vax, complottisti, negazionisti, estremisti di destra, ecc. Una scelta che può pagare nell’immediato, serrando i ranghi dell’esablishment, ma che sul medio-lungo periodo non farà che aumentare la distanza tra il popolo e la politica e la diffidenza verso la scienza, gli scienziati e le case farmaceutiche, determinando la condanna della Storia.

Non aveva torto chi paragonava l’attuale momento storico ad una “guerra”, benché della guerra non abbia gli aspetti più “romantici” ed eroici, ad esempio la coesione , il cameratismo e lo slancio impavido, ma quelli più negletti e sordidi, come lo “stato d’eccezione” con il suo corollario di limitazioni delle libertà e dei diritti, la mobilitazione mediatica contro la critica interna, il dubbio ed il pensiero indipendente e, forse, l’utlizzo di infiltrati sabotatori. Fa poi riflettere, volendo concludere, che certi stratagemmi ed una certa retorica vengano usati proprio dalla sinistra, che li ha subìti per anni, in Italia come altrove.

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