Il taglio dei parlamentari e il dilemma dell’anti-politica

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Con il 1861 emerse la necessità di dare rappresentanza completa a tutti i collegi e territori, ìn modo da favorire l’inclusione e la partecipazione delle nuove realtà inglobate nello Stato unitario dopo oltre 1000 anni di divisione e lontananza. Ciò avvenne sul criterio della proporzionalità rispetto alla nostra dimensione demografica, ed è il motivo (uno dei motivi) del numero attuale dei parlamentari.

 

Se la loro riduzione è la logica conseguenza di quello spirito “anti-casta” che contraddistingue il M5S, dall’altro lato non bisogna dimenticare come una certa cultura dietrologica e “complottista” (tipica dell’anti-politica) veda in misure del genere un attacco diretto alla democrazia e alla sovranità, un escamotage dei “poteri forti” per meglio controllare il parlamento.

 

Si assiste quindi ad un cortocircuito all’interno della politica anti-sistemica, che ne mette in luce le contraddizioni e, sotto certi aspetti, l’immaturità. Questo, al di là di ogni giudizio di merito sulla “sforbiciata” ai danni di Camera e Senato.

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