“Nostra patria è il mondo intero”; purché lo sia sempre.

L’emergenza legata al grande afflusso di profughi e richiedenti asilo ha fatto tornare d’attualità, nel movimento d’opinione migrazionista, il motto “Nostra patria è il mondo intero”, tratto da una canzone dall’anarchico italiano Pietro Gori e utilizzato per denunciare una (presunta) illogicità della rappresentazione giuridica dei confini e per rilanciare l’esigenza, morale, dell’ospitalità.

Senza dubbio suggestiva e seducente, la farse si scontra, tuttavia, con la condotta dello stesso movimento d’opinione (o di una sua parte) nell’approccio alle rivendicazioni nazionaliste e identitarie di comunità come, ad esempio, quella palestinese, zapatista o curda ed alle politiche di irrobustimento militare-atomico di Paesi quali la Russia, la Cina, la Corea del Nord o l’India.

All’internazionalismo anarco-marxiano si va sostituendo così una visione socialista-nazionalista, e dunque deviazionista e di opportunità contingente, delle dinamiche geopolitiche.

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