
Il cliché dell’intellettuale o dell’artista “pazzo” non è, a ben vedere, qualcosa di infondato e “naïf” come si potrebbe, di primo acchito, pensare. Secondo il Prof. Hans Eysenck esisterebbe infatti un legame tra psicoticismo (basso senso di colpa, bassa capacità di gestire le proprie emozioni, scarsa empatia, ecc) e creatività.
Più nel dettaglio, lo psicopatico sarebbe caratterizzato dal pensiero “overinclusive”, che tende ad inglobare anche dettagli irrilevanti nel “problem solving” (quindi potenzialmente creativi ma pure “bizzarri”). La teoria viene però negata dai sostenitori dell’inibizione cognitiva che distingue il creativo, cioè la predisposizione ad eliminare i dettagli superflui nella soluzione dei problemi e nell’atto del creare (aspetto peraltro connesso al “pensiero divergente”, tratto cardine della creatività).
Ulteriori studi evidenzierebbero tuttavia come lo psicoticismo sia legato al pensiero divergente, alla “fluenza” e all’ “originalità” (quantità e originalità di idee e progetti) benché dopo una certa soglia inibirebbe l’estro. Le persone con un forte disturbo psicopatoligico hanno inoltre scarso controllo sulle proprie idee e spesso non sono nemmeno consapevoli di produrle e di produrre arte (un possibile esempio sarebbe l’Art Brut).