Tra le tante e discutibili strategie messe in campo dalla propaganda politica, quella in assoluto più squallida, abietta ed infame è la strumentalizzazione delle morti per suicidio. Il suicidio rappresenta molto probabilmente l’atto più indecifrabile che la mente umana possa giungere a produrre e concepire, in quanto assale e contraddice l’istinto di conservazione, la molla primordiale di salvaguardia della vita in e per ogni essere vivente, animale come vegetale. Nessuno è (ancora) in grado di venire a capo della complessa intersezione minoica di fattori genetici, ambientali, biochimici e psicologici alla base di una tanto drammatica decisione, tantomeno può essere accettata nel dibattito l’intrusione dell’opportunismo politico, con il suo carico di semplificazione e miseria tornacontista. Vergognatevi, sciacalli