
Immaginare cosa sarebbe accaduto se il 2 giugno 1946 avesse vinto la monarchia (al di là delle polemiche sui brogli, veri o presunti) è uno degli esercizi ucronici più affascinanti e allo stesso tempo più difficili e delicati.
Se è razionale pensare che gli Alleati, ancora presenti militarmente sul territorio italiano, e lo stesso Stalin avrebbero scoraggiato o stroncato sul nascere ogni azione rivoluzionaria delle sinistre massimaliste o un’invasione del modesto esercito titino, lo status della Corona quale garante del ristabilito ordine democratico e della tradizione avrebbe forse fatto venir meno la funzione della DC e dei suoi alleati di unici baluardi contro il comunismo. Sarebbe allora stato possibile un nuovo coinvolgimento dei socialisti e dei comunisti nel governo nazionale (auspicato dallo stesso Umberto II anche per giungere ad una piena pacificazione del Paese) e sarebbe stata possibile l’alternanza, con l’altro risultato di una progressiva e più rapida moderatizzazione delle due forze. L’Italia avrebbe così avuto un assetto bipolare stabile, come il resto del mondo occidentale avanzato.
Il ruolo, come si è detto, della Corona quale garante della tradizione e simbolo dei processi risorgimentali e unitari, avrebbe poi continuato a fare da collante, arginando o frenando certe derive anti-nazionali e anti-unitarie e rafforzando la coscienza nazionale.
Lo scenario descritto, in un certo senso di tipo “spagnolo”, non può tuttavia valutare e immaginare il peso che i trascorsi della monarchia con il Fascismo e Mussolini avrebbero potuto avere sul breve come sul medio-lungo periodo e, in via secondaria, l’effettiva capacità di un Vittorio Emanuele IV come regnante e capo di Stato. Due incognite importantissime, capaci di stravolgere e destabilizzare ogni previsione ed ogni assetto acquisito.